Giro d'Italia - Il sonno? Un marginal gain della durata di 8 ore

In occasione del training camp a Palma di Maiorca abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Daniele Nino, medico del Team Trek-Segafredo, sull’importanza del sonno durante una competizione come il Giro d’Italia. Un viaggio “dietro le quinte” per i non addetti ai lavori.

Finalmente un momento di “riposo” in queste giornate piene di impegni.

Durante i grandi Giri si parte al mattino e si arriva la sera, tutti i giorni per tre settimane consecutive. L’impegno è senz’altro notevole in termini di dispendio energetico fisico e mentale. Ecco che diventa fondamentale recuperare bene; una volta ho letto che il sonno è il quarto tempo dopo l’allenamento, la nutrizione e il massaggio.

Come viene gestita la qualità del sonno dei ragazzi?

Gestire la qualità del sonno durante gli eventi clou della stagione (Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta a España) è difficile perché le giornate - come accennato precedentemente - sono lunghe e piene. I ragazzi sono in bici tutti i giorni dalle 4 alle 6 ore, partono relativamente presto dopo un’abbondante colazione e gli spostamenti per rientrare in albergo possono richiedere anche un paio di ore. L’ultimo atto prima di andare a dormire è la cena che, da un punto di vista calorico, diventa il pasto più importante e il più impegnativo della giornata, necessario per colmare le riserve energetiche spese durante la tappa. Il rischio è che, visti i tempi così dilatati, i ragazzi vadano a dormire senza aver completamente digerito la cena. La prima cosa che abbiamo fatto è stata  dunque portare sempre con noi un cuoco, non solo per tenere i ragazzi in regime alimentare controllato, ma anche per ridurre i tempi di attesa: spesso negli alberghi soggiornano fino a tre squadre con conseguente allungamento dei tempi di attesa per la cena.

Dunque, dalle sue parole traspare chiaramente come il sonno sia un fattore estremamente importante. Allargando il discorso al movimento sportivo amatoriale, secondo lei perché questo aspetto è spesso sottovalutato?

Credo sia, purtroppo, un fatto culturale. È chiaro che lavorando con atleti di altissimo livello dove la competizione ha ritmi elevatissimi, non ci si può permettere di tralasciare nulla al caso. Come detto prima lo staff deve necessariamente curare e programmare non solo la fase di training ma anche tutta quella “zona buia” che non si vede e che determina buona parte della prestazione: sveglia presto, colazione e trasferimento in bus (dai venti minuti fino a due ore) per poi partire e pedalare per quattro/sei ore. Al termine c’è il trasferimento nella nuova struttura che, anche in questo caso, può richiedere fino a un paio di ore. Se consideriamo che le tappe finiscono per le 17.30, l’arrivo in albergo è stimato per le 19.30 circa, e dopo aver dedicato una mezz’ora abbondante ai massaggi ci si ritrova tutti assieme per cena. Tutto questo per tre settimane! È ovvio che non posso non considerare - o peggio tralasciare - l’aspetto del sonno: sul training e l’organizzazione logistica bene o male tutte le grandi squadre ormai sono gestite in modo identico, il sonno invece può essere il marginal gain su cui intervenire per avere un vantaggio competitivo. La scelta del materasso rientra dunque in un’ottica diversa ed è legata ad altri aspetti, primo tra tutti la conoscenza e la sensibilità verso questo tema, spesso visto come una perdita di tempo. Credo dunque, come detto in apertura, che sia un fattore culturale determinato dalla mancanza di conoscenza verso questo argomento.

Abbiamo parlato di marginal gain e vantaggio competitivo. È davvero così “marginal”?

Non direi se consideriamo che parliamo di un lasso di tempo della durata minima di otto ore al giorno. Non ci stanchiamo mai di ripetere ai ragazzi quanto sia fondamentale prestare attenzione alla durata del sonno perché riposare un’ora in più al giorno al termine di tre settimane equivale a un giorno in più. Quello che abbiamo progettato e che successivamente siamo riusciti a realizzare con Dorelan, va proprio in questa direzione: dare ai ragazzi lo stesso supporto indipendentemente dalla struttura dove alloggiano per ridurre la fase di adattamento e poter beneficiare di un sonno di qualità.

Ha anticipato in buona parte la prossima domanda: da dove nasce la collaborazione con Dorelan ReActive®?

Tornando al discorso del marginal gain, era da tempo che in squadra parlavamo della possibilità e della necessità di intervenire sul sistema letto dei ragazzi. Sapevamo anche del progetto ReActive® e della peculiarità di questo prodotto nato per rispondere alle esigenze degli sportivi. A quel punto è stato facile interagire con Dorelan e creare questa sinergia sul Giro d’Italia. Il progetto è iniziato nel 2018 e Dorelan ci ha fornito supporto logistico cambiando il materasso nelle strutture recettive dove di volta in volta alloggiavamo, con ReActive®. I ragazzi sono rimasti molto entusiasti di questo progetto e i feedback sono stati positivi, non solo perché hanno riposato nello stesso letto per tutto il tempo, ma soprattutto perché ciascuno di loro aveva una soluzione personalizzata in base alle proprie esigenze ed abitudini di sonno.

Chiudiamo l’intervista con un aneddoto?

Volentieri. Da qualche anno si è iniziato anche a correre nel deserto: Abu Dhabi, Oman e Dubai. Due anni fa proprio in occasione del Tour a Dubai io e il General Manager, Luca Guercilena, eravamo a seguito della corsa. Con le macchine fornite dall’organizzazione ci siamo avviati prima della partenza in modo da essere all’arrivo prima dei corridori. Lungo il percorso a un certo punto le staffette ci hanno deviato dal tracciato di gara, verso un percorso parallelo alla gara.  Il problema è che su quella strada è stato deviato anche il traffico locale e così ben presto ci siamo ritrovati imbottigliati nel traffico di Dubai; il tempo di percorrenza per giungere a destinazione è passato da due ore e mezzo a ben quattro. La cosa divertente è che, usciti dalla città, la strada proseguiva lungo il deserto e lì ci siamo ritrovati in mezzo una tempesta di sabbia col navigatore che aveva perso il segnale. Morale della favola: siamo arrivati dopo ben quattro ore… ma appena dieci minuti prima dell’arrivo della corsa, giusto in tempo!

 

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